...dopo 5 Brancamenta (con ghiaccio) ed un Assenzio.
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Villaggio turistico, estate, grande parco con piscine, alberi, sedie a sdraio bianche.
Dopo qualche giretto, vedo mio padre che parla con una mia ex.
"Eh, no, cazzo..."
Siccome la tipa è di profilo e non mi vede e mio padre è troppo interessato alla conversazione, scompaio con abilità di ninja, imprecando un po' fra me e me.
Mi allontano dunque quanto basta, cerco un angolino non in vista, mi siedo su una sdraio bianca, sul bordo di una piscina e mi accendo una cicca, per riflettere un attimo.
Si avvicina un panzone con amico. Accento tipicamente meridionale.
Mi chiede una sigaretta, con sguardo amichevole.
Ma io ho le scatole girate. Molto girate.
Gli faccio notare che me ne restano solo tre e che farebbe meglio a comprarsi un pacchetto, visto che non ho alcuna intenzione di rimanere io senza.
Si avvicina oltre la distanza di sicurezza, quasi toccandomi con la sua panza lardosa e sudata, cercando di afferrare il pacchetto. Anche l'altro tipo che era con lui inizia a diventare molesto.
Gli spengo la cicca in faccia.
Non potevo resistere.
Poi continuo a fumare. Butterà male.
Peggio per lui.
Il tizio torna ad avvicinarsi per prendermi una sigaretta. Così facendo, quella che stavo fumando si bagna leggermente. Eh no, eh.
"Piuttosto che darla a te, la butto via" - E così faccio.
Questa è la cosa che fa risentire maggiormente il personaggio (più della bruciatura sulla guancia), che decide di fare a botte con me, assieme all'amico.
"Bella forza, due contro uno."
Regalo loro una buona dose di botte, sufficiente a lasciarli tramortiti per un attimo.
Già che ci sono, gli do un quattro sberle-extra per sfogare il nervoso causato dalla vista della tipa.
Io non mi faccio niente.
Altro che Chuck Norris.
Giusto il tempo di scappare, prima che la folla si renda conto di quanto accaduto ed inizi a darmi contro. Si trattava di legittima difesa, in fondo.
Più che altro, ho paura che arrivi qualche amico dei due personaggi, probabilmente armato. Quelli fanno sul serio. Altro che le mie quattro botte messe in croce.
Cammino un po', guardandomi intorno. Forse mi sono fumato un'altra sigaretta. Non ricordo.
Appena svegliato, ne sentivo il sapore. Non era Chesterfield, comunque. Strano.
Passo un po' di tempo immerso nei miei pensieri (aver beccato la tipa proprio lì mi infastidiva assai).
Sono su un vialetto diritto.
Dietro di me ci sono alcune persone, fra cui due donne. Sembrano appena scesi da una macchina.
"OK, eccoli. Cercano di circondarmi. And now watch what happens (cit.)"
Dalla parte in cui finisce il vialetto c'è un muro o una casa. Non ricordo.
Certamente qualcuno si è nascosto dietro l'angolo.
"Illusi."
Rallento il passo, lasciando che le persone dietro di me mi raggiungano. Stavano cercando di fare finta di nulla. Bastardi.
Poi mi volto di scatto ed afferro una delle donne. La trascino verso il muro ed ecco... Gli infami di prima spuntano fuori dall'angolo. Questa volta sono armati.
"Non ci provate o le spezzo il collo."
Continuano ad avvicinarsi, sorridendo. Non mi stanno prendendo sul serio. D'altronde, io non so come si spezza un collo.
"Ho detto: non ci provate o le spezzo il collo."
Rallentano un attimino, intimoriti. Sanno però che non lo farei mai. Fra pochi secondi mi metteranno le mani addosso.
"Qui non mi si prende sul serio."
Stringo la presa, inclinando il capo della donna, che cerca di urlare. Le fa male.
OK, ho capito come si spezza un collo.
Ancora qualche centimetro e farà un bel rumore. Spero si fermino, altrimenti son cazzi.
Indietreggiano tutti, spaventati.
Mi piace.
Bene, finalmente ho il controllo della situazione. Arrivano le forze dell'Ordine.
Era anche ora.
MA.... Un attimo! Il cattivo sono io. Le apparenze dicono esattamente questo.
I due personaggi originali si mettono a parlare simpaticamente con i Carabinieri. Io sto ancora stringendo la donna, che cerca di dimenarsi.
"Col cazzo. Se io decido che tu stai ferma, tu stai ferma."
Così è.
Dietro l'angolo ci sono alcune rampe e marciapiedi a più livelli. Per tirar fuori le armi ci metteranno un po'. Facendo fuoco, rischierebbero di uccidere la tipa. Non lo faranno.
Ora sono con le spalle al muro. Non potrei difendermi se mi arriva qualcosa dall'alto.
Piano di fuga.
'sta mignotta sarà il mio scudo. Mi lancerò su una delle rampe, lasciandola cadere per utilizzarla come diversivo, poi mi rotolerò fino alla rampa inferiore e poi via, veloce come una scheggia.
Non credo mi abbiano identificato. E poi, tanto, si tratta di legittima difesa.
Sono semplicemente stato più lungimirante di loro. Mi avrebbero fatto secco.
Succede un marasma.
Nessuno mi insegue. Tante botte, ma non ce l'hanno con me. Trovato un angolo sicuro, mi fermo a guardare la scena.
Sigarettina.
Mamma mia, che mal di testa.
Mi raggiunge un tipo che sono sicuro di aver già visto. Non so chi è.
Mi chiama per nome.
Sa chi sono.
Sembra si tratti dell'amico di un mio amico.
Ah.
Si tratta del suo superiore.
Il mio amico ha a che fare con i militari, vero.
Mi ringrazia.
Erano mesi che cercavano di catturare quei brutti ceffi.
Non erano mai riusciti a trovarli tutti assieme.
Dopo l'episodio della sigaretta, le forze dell'ordine avevano iniziato a seguirmi.
Sarei stato la loro esca.
Sapevano che avrei avuto tutti contro.
Sapevano che me la sarei cavata.
Non erano intervenuti subito, mantenendo rapporti bonari con i malavitosi, per paura che ci rimettessi io le penne.
Appena sono uscito dalla scena li hanno beccati tutti.
Sono un eroe.
Ma ho ancora tanto sonno.
E tanti pensieri.
Tratto da: http://kaeel.blogspot.com/2007/12/ultimo-sogno-di-stanotte.html
sabato 29 dicembre 2007
Kaeel e l'assistenza tecnica
Un paio di giorni fa sono andato al Mercatone a comprare un regalo per i miei (sempre in anticipo io per 'ste cose).
Una bellissima stufa "tower", che -in realtà- ho comprato solo perché era la forma mi ricordava quella di un tentacolo (esatto, come quello del celeberrimo videogioco anni '90).
Non posso non comprare una stufa a forma di tentacolo, io.
Insomma, arrivo a casa, bello e sorridente, con l'espressione del figlio diligente che si comporta bene con i genitori... E la stufa non funziona. E te pareva.
Ieri pomeriggio torno dunque al Mercatone, faccio pigramente un po' di coda al deposito per il ritiro merci e, finalmente, arriva il mio turno. Dietro la scrivania c'è una tipa.
Già inizia a buttare male.
Io: "Buonasera. Ieri ho acquistato una stufa elettrica ma, siccome non funziona, vorrei farmela sostituire"
Lei (con sguardo da figa): "E quale sarebbe il problema?"
Io: "Eh, non si accende"
*** La tipa (con sguardo da: "Ecco il mio niubbo quotidiano") tira fuori la stufa per provarla. Schiaccia qualche pulsante, poi chiama il tecnico, senza rivolgermi la parola. ***
Io: "Guardi, si tratta di un problema di alimentazione"
Lei (facendo finta di non sentirmi, fa la sua osservazione all'esperto tecnico, in cerca di una spiegazione): "Se schiaccio questo pulsante, la spia rossa si accende per un secondo"
*** Il tecnico a sua volta preme qualche pulsante a caso ***
Io: "L'induttanza su uno degli avvolgimenti del trasformatore accumula corrente dalla rete elettrica. Nel momento in cui viene premuto il pulsante viene rilasciato un impulso elettrico, smorzato dalla resistenza, che fa illuminare per un breve lasso di tempo il led, senza tuttavia alimentare la circuiteria interna."
Pur essendomi limitato alla spiegazione semplificata, penso di esser l'unico cliente a cui han fatto un buono per la sostituzione in meno di 2 minuti.
Una bellissima stufa "tower", che -in realtà- ho comprato solo perché era la forma mi ricordava quella di un tentacolo (esatto, come quello del celeberrimo videogioco anni '90).
Non posso non comprare una stufa a forma di tentacolo, io.
Insomma, arrivo a casa, bello e sorridente, con l'espressione del figlio diligente che si comporta bene con i genitori... E la stufa non funziona. E te pareva.
Ieri pomeriggio torno dunque al Mercatone, faccio pigramente un po' di coda al deposito per il ritiro merci e, finalmente, arriva il mio turno. Dietro la scrivania c'è una tipa.
Già inizia a buttare male.
Io: "Buonasera. Ieri ho acquistato una stufa elettrica ma, siccome non funziona, vorrei farmela sostituire"
Lei (con sguardo da figa): "E quale sarebbe il problema?"
Io: "Eh, non si accende"
*** La tipa (con sguardo da: "Ecco il mio niubbo quotidiano") tira fuori la stufa per provarla. Schiaccia qualche pulsante, poi chiama il tecnico, senza rivolgermi la parola. ***
Io: "Guardi, si tratta di un problema di alimentazione"
Lei (facendo finta di non sentirmi, fa la sua osservazione all'esperto tecnico, in cerca di una spiegazione): "Se schiaccio questo pulsante, la spia rossa si accende per un secondo"
*** Il tecnico a sua volta preme qualche pulsante a caso ***
Io: "L'induttanza su uno degli avvolgimenti del trasformatore accumula corrente dalla rete elettrica. Nel momento in cui viene premuto il pulsante viene rilasciato un impulso elettrico, smorzato dalla resistenza, che fa illuminare per un breve lasso di tempo il led, senza tuttavia alimentare la circuiteria interna."
Pur essendomi limitato alla spiegazione semplificata, penso di esser l'unico cliente a cui han fatto un buono per la sostituzione in meno di 2 minuti.
venerdì 28 dicembre 2007
Sempre sull'uso delle 'k' e delle 'x'
Dopo l'ennesima risposta stizzita da parte dei quotidiani trogloditi di turno di fronte alla mia manifestazione di fastidio per l'utilizzo del gergo SMS-ese fuori dal contesto degli SMS, vediamo, una volta per tutte, cosa dice l'Accademia della Crusca in merito (http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4289&ctg_id=44):
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Simone R. ha inviato la seguente e-mail al servizio di Consulenza Linguistica del sito Web dell’Accademia della Crusca:
È corretto utilizzare le K al posto del ch, e la x al posto del "per"? Salve, Trovandomi davanti a questo nuovo modo di scrivere, diffuso su internet come sui cellulari, e osservando casi in cui professori elogiano la capacità di sintesi utilizzando le K al posto del "ch", mi chiedo: è corretto, ormai, il loro utilizzo? L'uso della x in parole come "perché", diventate quindi "xché" o addirittura "xké", è corretto?
Per rispondere al quesito posto dal sig. Simone R., è necessario fare un piccolo passo indietro nel tempo.
Ancora una decina di anni fa, le comunicazioni via computer non avevano a disposizione la “larghezza di banda”, cioè la velocità di trasmissione dei dati che hanno oggi: i collegamenti erano molto più costosi per l’utente e i programmi per i vari tipi di comunicazione telematica meno sofisticati, non offrendo, per esempio, la possibilità di eseguire operazioni off-line, cioè senza connettersi alla rete. A quell’epoca - per la verità nemmeno troppo lontana nel tempo - era rilevante riuscire a scrivere il meno possibile, in modo da risparmiare “banda di trasmissione”. Per questo motivo gli utenti acquisirono l’abitudine, trasformatasi successivamente in vezzo, di “riassumere” intere parole con singole lettere. Il fenomeno delle scritture tachigrafiche (definizione presa in prestito da Giovanardi 2001, p. 131, nota 2) è molto diffuso in inglese, e se ne trovano molti esempi, non solo in rete ma anche, per esempio, nei testi delle canzoni: così sono i vari casi di informal spelling (cfr. Pistolesi 1997, p. 231 in nota) come nite per night ‘notte’, thru per through ‘attraverso’, ma anche IM, UR per I am ‘io sono’, you are ‘tu sei’, L8R per later ‘più tardi’, IC per I see ‘vedo’, ‘capisco’, ICQ per I seek you (nome quest’ultimo di un programma di instant messaging diffusissimo in rete ); una frase come See you later! può diventare CUL8R!.
In italiano, anche se il fenomeno ha meno possibilità creative perché la scrittura non si discosta troppo dalla pronuncia, non mancano casi simili, tra l’altro attestati da lungo tempo nelle grafie giovanili (cfr. Coveri/Benucci/Diadori 1998: 104).
Al giorno d’oggi, l’esigenza di “comprimere” il testo, talvolta fino ai limiti della comprensibilità, non è più così vitale nelle comunicazioni telematiche: la Rete è diventata più veloce e i programmi più comodi da usare, dando la possibilità, in linea di massima, di scrivere i testi off-line e poi connettersi solo per inviarli. Una delle poche eccezioni è rappresentata dalle chat-line e dai già citati programmi di instant messaging, che permettono una comunicazione in tempo reale, come in un dialogo a voce, e per i quali è quindi importante scrivere il più velocemente possibile.
Un settore in cui le scritture tachigrafiche hanno invece assunto una grande importanza è quello degli SMS (l’acronimo sta per short message service ‘servizio di messaggi brevi’) telefonici, i famigerati ‘messaggini’ che si inviano dai cellulari. Un SMS può contenere un massimo di 160 caratteri (da notare che i cellulari di ultima generazione permettono di scrivere messaggi più lunghi, i quali però vengono “spezzettati” in multipli di 160 quando inviati: sono i cosiddetti messaggi concatenati), e in quei 160 caratteri si cerca di far entrare più informazioni possibili nel tempo di “digitazione” più breve possibile. L’uso della k in luogo del digramma ch è il primo di una serie di fenomeni tachigrafici che arrivano anche a notevole complessità e cripticità. Altri esempi sono x per per (da cui grafie come xò ‘però’, xké ‘perché’, xciò ‘perciò’ e così via; nota anche Maraschio: “Si affermano nuovi tipi di compendi, fra i quali grande successo riscuote il segno X al posto della preposizione per” [in Serianni/Trifone 1994, vol. 1 p. 147]), + per più e – per meno (“Tutto bene?” risposta: “+o-” ‘più o meno’ – ovviamente gli spazi sono omessi, perché sono uno spreco di caratteri!), c in luogo di ci (c6? ‘ci sei?’), 3 in luogo di (-)tre- e 6 in luogo di sei (6 3mendo! ‘sei tremendo!’), 8 in luogo di -otto- (Vieni a farti un giro sull’8volante?), h in luogo di -acca-, come in hduto per ‘accaduto’.
Altra caratteristica della scrittura tachigrafica sta nel “ridurre” le parole omettendo nella scrittura le vocali (e anche qualche consonante): cmq ‘comunque’, grz ‘grazie’, nn ‘non’, msg/mex/ms ‘messaggio’, pb ‘problema’, pda (o pd'a) ‘perfettamente d’accordo’, qs ‘questo’.
È del tutto evidente che le scritture tachigrafiche hanno una loro giustificazione nei contesti citati, ma non ha senso esportarle in altri mezzi di comunicazione: in un tema, xò sarà certamente segnato errore. Di per sé, questi usi non hanno niente di sbagliato e, se usati correttamente, non impoveriscono la lingua (è chiaro che il loro abuso, come per ogni cosa, va evitato). Va sempre ricordato che ogni situazione comunicativa richiede un suo tipo di lingua, ovvero un registro linguistico: la capacità linguistica sta nel sapersi muovere con sicurezza tra i vari piani comunicativi, riuscendo a scegliere, per ogni occasione, il linguaggio più adatto.
Per approfondimenti:
* Coveri, L., Benucci, A., Diadori, P., 1998, Le varietà dell’Italiano: manuale di sociolinguistica italiana, Roma, Bonacci Editore.
* Giovanardi, C., 2001, “A proposito della scrittura professionale: appunti sulla stesura di un curriculum”, in Covino, S. (a cura di), La scrittura professionale : Ricerca, Prassi, Insegnamento. Atti del I Convegno di studi (Perugia, Università per Stranieri, 23-25 ottobre 2000), Firenze, Leo S. Olschki Editore, pp. 131-141.
* Pistolesi, E., 1997, Il visibile parlare di IRC (Internet Relay Chat), in “Quaderni del Dipartimento di Linguistica”, n.8, Università di Firenze, pp. 213-246.
* Serianni, L., Trifone, P. (a cura di), 1994, Storia della lingua italiana, Torino, Einaudi, in particolare vol. II, Scritto e parlato.
A cura di Vera Gheno
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca
Tratto da: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4289&ctg_id=44
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Simone R. ha inviato la seguente e-mail al servizio di Consulenza Linguistica del sito Web dell’Accademia della Crusca:
È corretto utilizzare le K al posto del ch, e la x al posto del "per"? Salve, Trovandomi davanti a questo nuovo modo di scrivere, diffuso su internet come sui cellulari, e osservando casi in cui professori elogiano la capacità di sintesi utilizzando le K al posto del "ch", mi chiedo: è corretto, ormai, il loro utilizzo? L'uso della x in parole come "perché", diventate quindi "xché" o addirittura "xké", è corretto?
Per rispondere al quesito posto dal sig. Simone R., è necessario fare un piccolo passo indietro nel tempo.
Ancora una decina di anni fa, le comunicazioni via computer non avevano a disposizione la “larghezza di banda”, cioè la velocità di trasmissione dei dati che hanno oggi: i collegamenti erano molto più costosi per l’utente e i programmi per i vari tipi di comunicazione telematica meno sofisticati, non offrendo, per esempio, la possibilità di eseguire operazioni off-line, cioè senza connettersi alla rete. A quell’epoca - per la verità nemmeno troppo lontana nel tempo - era rilevante riuscire a scrivere il meno possibile, in modo da risparmiare “banda di trasmissione”. Per questo motivo gli utenti acquisirono l’abitudine, trasformatasi successivamente in vezzo, di “riassumere” intere parole con singole lettere. Il fenomeno delle scritture tachigrafiche (definizione presa in prestito da Giovanardi 2001, p. 131, nota 2) è molto diffuso in inglese, e se ne trovano molti esempi, non solo in rete ma anche, per esempio, nei testi delle canzoni: così sono i vari casi di informal spelling (cfr. Pistolesi 1997, p. 231 in nota) come nite per night ‘notte’, thru per through ‘attraverso’, ma anche IM, UR per I am ‘io sono’, you are ‘tu sei’, L8R per later ‘più tardi’, IC per I see ‘vedo’, ‘capisco’, ICQ per I seek you (nome quest’ultimo di un programma di instant messaging diffusissimo in rete ); una frase come See you later! può diventare CUL8R!.
In italiano, anche se il fenomeno ha meno possibilità creative perché la scrittura non si discosta troppo dalla pronuncia, non mancano casi simili, tra l’altro attestati da lungo tempo nelle grafie giovanili (cfr. Coveri/Benucci/Diadori 1998: 104).
Al giorno d’oggi, l’esigenza di “comprimere” il testo, talvolta fino ai limiti della comprensibilità, non è più così vitale nelle comunicazioni telematiche: la Rete è diventata più veloce e i programmi più comodi da usare, dando la possibilità, in linea di massima, di scrivere i testi off-line e poi connettersi solo per inviarli. Una delle poche eccezioni è rappresentata dalle chat-line e dai già citati programmi di instant messaging, che permettono una comunicazione in tempo reale, come in un dialogo a voce, e per i quali è quindi importante scrivere il più velocemente possibile.
Un settore in cui le scritture tachigrafiche hanno invece assunto una grande importanza è quello degli SMS (l’acronimo sta per short message service ‘servizio di messaggi brevi’) telefonici, i famigerati ‘messaggini’ che si inviano dai cellulari. Un SMS può contenere un massimo di 160 caratteri (da notare che i cellulari di ultima generazione permettono di scrivere messaggi più lunghi, i quali però vengono “spezzettati” in multipli di 160 quando inviati: sono i cosiddetti messaggi concatenati), e in quei 160 caratteri si cerca di far entrare più informazioni possibili nel tempo di “digitazione” più breve possibile. L’uso della k in luogo del digramma ch è il primo di una serie di fenomeni tachigrafici che arrivano anche a notevole complessità e cripticità. Altri esempi sono x per per (da cui grafie come xò ‘però’, xké ‘perché’, xciò ‘perciò’ e così via; nota anche Maraschio: “Si affermano nuovi tipi di compendi, fra i quali grande successo riscuote il segno X al posto della preposizione per” [in Serianni/Trifone 1994, vol. 1 p. 147]), + per più e – per meno (“Tutto bene?” risposta: “+o-” ‘più o meno’ – ovviamente gli spazi sono omessi, perché sono uno spreco di caratteri!), c in luogo di ci (c6? ‘ci sei?’), 3 in luogo di (-)tre- e 6 in luogo di sei (6 3mendo! ‘sei tremendo!’), 8 in luogo di -otto- (Vieni a farti un giro sull’8volante?), h in luogo di -acca-, come in hduto per ‘accaduto’.
Altra caratteristica della scrittura tachigrafica sta nel “ridurre” le parole omettendo nella scrittura le vocali (e anche qualche consonante): cmq ‘comunque’, grz ‘grazie’, nn ‘non’, msg/mex/ms ‘messaggio’, pb ‘problema’, pda (o pd'a) ‘perfettamente d’accordo’, qs ‘questo’.
È del tutto evidente che le scritture tachigrafiche hanno una loro giustificazione nei contesti citati, ma non ha senso esportarle in altri mezzi di comunicazione: in un tema, xò sarà certamente segnato errore. Di per sé, questi usi non hanno niente di sbagliato e, se usati correttamente, non impoveriscono la lingua (è chiaro che il loro abuso, come per ogni cosa, va evitato). Va sempre ricordato che ogni situazione comunicativa richiede un suo tipo di lingua, ovvero un registro linguistico: la capacità linguistica sta nel sapersi muovere con sicurezza tra i vari piani comunicativi, riuscendo a scegliere, per ogni occasione, il linguaggio più adatto.
Per approfondimenti:
* Coveri, L., Benucci, A., Diadori, P., 1998, Le varietà dell’Italiano: manuale di sociolinguistica italiana, Roma, Bonacci Editore.
* Giovanardi, C., 2001, “A proposito della scrittura professionale: appunti sulla stesura di un curriculum”, in Covino, S. (a cura di), La scrittura professionale : Ricerca, Prassi, Insegnamento. Atti del I Convegno di studi (Perugia, Università per Stranieri, 23-25 ottobre 2000), Firenze, Leo S. Olschki Editore, pp. 131-141.
* Pistolesi, E., 1997, Il visibile parlare di IRC (Internet Relay Chat), in “Quaderni del Dipartimento di Linguistica”, n.8, Università di Firenze, pp. 213-246.
* Serianni, L., Trifone, P. (a cura di), 1994, Storia della lingua italiana, Torino, Einaudi, in particolare vol. II, Scritto e parlato.
A cura di Vera Gheno
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca
Tratto da: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4289&ctg_id=44
Giorni interi...
...di fronte a pagine bianche.
Sapendo cosa scrivere.
Spaziando con lo sguardo dentro e fuori la mente.
Conoscendo perfettamente il panorama.
Chiudendo gli occhi e vedendo nitide le immagini che voglio raccontare.
Sono belle, ma non mi sembrano poi così affascinanti.
Niente di nuovo. Cerco qualche spunto originale da cui partire, ma è un film che tutti hanno già visto.
Narrarlo senza far uso della perfezione lo renderebbe noioso.
Ciò che è noioso non mi piace.
Quindi non scrivo.
Tratto da: http://kaeel.blogspot.com/2007/12/giorni-interi.html
Sapendo cosa scrivere.
Spaziando con lo sguardo dentro e fuori la mente.
Conoscendo perfettamente il panorama.
Chiudendo gli occhi e vedendo nitide le immagini che voglio raccontare.
Sono belle, ma non mi sembrano poi così affascinanti.
Niente di nuovo. Cerco qualche spunto originale da cui partire, ma è un film che tutti hanno già visto.
Narrarlo senza far uso della perfezione lo renderebbe noioso.
Ciò che è noioso non mi piace.
Quindi non scrivo.
Tratto da: http://kaeel.blogspot.com/2007/12/giorni-interi.html
martedì 25 dicembre 2007
Oggi è un giorno triste
...ma proprio tanto taaanto triiisteee [cry]
Non poteva esserci giorno peggiore per trovare questo video: http://www.youtube.com/watch?v=nXkkQ91nMJ8
Che vita ingiusta.
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/oggi-un-giorno-triste.html
Non poteva esserci giorno peggiore per trovare questo video: http://www.youtube.com/watch?v=nXkkQ91nMJ8
Che vita ingiusta.
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/oggi-un-giorno-triste.html
martedì 18 dicembre 2007
La gnocca secondo Kaeel
[Esempio magistrale dell'utilizzo del "tu impersonale", più grande innovazione letteraria degli ultimi 5 minuti]
Se sei gnocca, ci metterò sempre un giorno in più a rispondere ad un tuo post (e comunque, sarà fra gli ultimi nella TODO list).
Quando poi avrò a che fare con te dal punto di vista lavorativo, se sei gnocca ti metterò in reception, ma -dalla pure a chi vuoi fra i miei collaboratori; li licenzierò uno a uno- l'avanzamento di carriera te lo scorderai.
Quando mi avvicinerai per vendermi qualcosa, il tuo verbo sarà preceduto dal campanello d'allarme che la tua vista fa scattare automaticamente.
Quando ti vedrò fuori da un bar e verrai, con il sorriso di chi mi conosce da anni (ma chi t'ha mai vista prima? ), a chiedere se ho una sigaretta per te, tirerò fuori il pacchetto, aprendolo ti farò constatare distrattamente che è pieno e ti dirò: "guarda, mi dispiace, è l'ultima".
Quando, un mese e mezzo dopo che ti ho abbordata, mi vedrai da un'altra parte e, guardandomi, chiederai: "Ma come? Non ti ricordi di me?", la risposta sarà "No, ho rimosso". Il motivo è semplice: si tratta della verità. Mentre tu eri intenta a decidere se valeva la pena parlarmi oppure no, aspettando di sentire quello che mi sarei inventato per attirare l'attenzione del piattume che si cela ovunque tranne che sul tuo petto, io infatti, proprio per quel motivo, ti avevo già scartata.
Quando dovrò scegliere fra te e la birra [vd Catena di S.Antonio corrispondente], sceglierò sempre la birra, perché di gnocche come te ce ne sono tante; obietterai che lo stesso è per le birre, ma in quel momento avrò solo sete.
Quando mi avrai conquistato e ti crogiolerai nel compiacimento di avermi finalmente TUO, ti porterò fuori per farti ammirare da tutti gli amici, in modo ad guadagnare presso di loro un maggiore punteggio-reputazione, mentre tu penserai a quanto sono devoto, visto che te li faccio conoscere subito senza farmi pregare.
Quando infine, se sarò innamorato di te, mi romperai le scatole perché, passeggiando per strada, guardo il culo delle altre, non dovrai arrabbiarti ma essere felice: è perché mi ricordano te.
(Risposta ispirata dal post di Skillness -che ringrazio- intitolato "La gnocca vince sempre?" http://it.netlog.com/Skillness/blog/blogid=2166894 )
Tratto da: http://kaeel.blogspot.com/2007/12/la-gnocca-secondo-kaeel.html
Se sei gnocca, ci metterò sempre un giorno in più a rispondere ad un tuo post (e comunque, sarà fra gli ultimi nella TODO list).
Quando poi avrò a che fare con te dal punto di vista lavorativo, se sei gnocca ti metterò in reception, ma -dalla pure a chi vuoi fra i miei collaboratori; li licenzierò uno a uno- l'avanzamento di carriera te lo scorderai.
Quando mi avvicinerai per vendermi qualcosa, il tuo verbo sarà preceduto dal campanello d'allarme che la tua vista fa scattare automaticamente.
Quando ti vedrò fuori da un bar e verrai, con il sorriso di chi mi conosce da anni (ma chi t'ha mai vista prima? ), a chiedere se ho una sigaretta per te, tirerò fuori il pacchetto, aprendolo ti farò constatare distrattamente che è pieno e ti dirò: "guarda, mi dispiace, è l'ultima".
Quando, un mese e mezzo dopo che ti ho abbordata, mi vedrai da un'altra parte e, guardandomi, chiederai: "Ma come? Non ti ricordi di me?", la risposta sarà "No, ho rimosso". Il motivo è semplice: si tratta della verità. Mentre tu eri intenta a decidere se valeva la pena parlarmi oppure no, aspettando di sentire quello che mi sarei inventato per attirare l'attenzione del piattume che si cela ovunque tranne che sul tuo petto, io infatti, proprio per quel motivo, ti avevo già scartata.
Quando dovrò scegliere fra te e la birra [vd Catena di S.Antonio corrispondente], sceglierò sempre la birra, perché di gnocche come te ce ne sono tante; obietterai che lo stesso è per le birre, ma in quel momento avrò solo sete.
Quando mi avrai conquistato e ti crogiolerai nel compiacimento di avermi finalmente TUO, ti porterò fuori per farti ammirare da tutti gli amici, in modo ad guadagnare presso di loro un maggiore punteggio-reputazione, mentre tu penserai a quanto sono devoto, visto che te li faccio conoscere subito senza farmi pregare.
Quando infine, se sarò innamorato di te, mi romperai le scatole perché, passeggiando per strada, guardo il culo delle altre, non dovrai arrabbiarti ma essere felice: è perché mi ricordano te.
(Risposta ispirata dal post di Skillness -che ringrazio- intitolato "La gnocca vince sempre?" http://it.netlog.com/Skillness/blog/blogid=2166894 )
Tratto da: http://kaeel.blogspot.com/2007/12/la-gnocca-secondo-kaeel.html
venerdì 14 dicembre 2007
Felicità
Pensiero banale, ma...
Se chiedeste ad un monco cosa gli manca per essere felice, vi siete mai domandati cosa risponderebbe?
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/felicit.html
Se chiedeste ad un monco cosa gli manca per essere felice, vi siete mai domandati cosa risponderebbe?
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/felicit.html
mercoledì 5 dicembre 2007
Muore lentamente...
"Muore lentamente"!!!!
L'ha detto Mastella al Tiggììììììì!!!!
Sono testimone!
L'ha detto (più o meno, vabbè) anche luiiiiiii!!!
MWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/muore-lentamente.html
L'ha detto Mastella al Tiggììììììì!!!!
Sono testimone!
L'ha detto (più o meno, vabbè) anche luiiiiiii!!!
MWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Tratto da http://kaeel.blogspot.com/2007/12/muore-lentamente.html
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